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Tra verità e leggenda
Scritto da Giuseppe Lavalle

Potenza - Era un pomeriggio invernale del 1823, il cielo britannico non prometteva niente di buono e la vita di alcuni ragazzini si stava consumando dietro ad un pallone. Fuori dal rettangolo di gioco, perso nei suoi tormenti, William Webb Ellis guardava quel gruppo muoversi come uno stormo, come un battaglione in pieno combattimento. La testa andava lì, al padre morto in una delle tante guerre che l’esercito di Sua maestà combatteva in giro per il mondo. Su quel campetto della Public School Ellis ci era finito grazie ad una borsa di studio per orfani di guerra. Messo lì per decisione di altri, a rispettare regole fatte da altri e ad inseguire quello che altri ritenevano giusto per la sua vita. Nato a Manchester, di origine irlandese, ora Ellis si trovava nella cittadina di Rugby nel Warwickshire, tra l’indifferenza dei suoi pari età e la sua voglia di esplodere. “in grave spregio delle regole del football di quel tempo…” come recita ora una lapide affissa su uno dei muri della scuola, Ellis iniziò a correre verso la palla, la prese e la strinse forte al petto, correndo tra i ragazzi che cercavano di fermarlo, arrivò sulla linea di fondo, schiacciò la palla a terra ed alzo le braccia la cielo.  Era nato il rugby! È sul suo exploit, che ci sarebbero dei forti dubbi, anche perché, sembra che, all’epoca, in Inghilterra, il football fosse praticato in numerose varianti, che cambiavano di scuola in scuola e che venivano modificate, di anno in anno, dagli stessi studenti. In quel periodo, pare che, in alcune scuole, fosse permesso bloccare la palla con le mani. Era il trattenerla e correre, che era proibito. È plausibile, comunque, che all’interno di queste diverse regolamentazioni sia successo, in posti diversi e nel corso degli anni, che qualcuno abbia praticato una variante in cui fosse permesso correre con la palla in mano. La storia di Ellis comparve per la prima volta nel 1876, quando un certo Bloxan pubblicò un articolo sul “Rugby Meteor”, il giornale locale. L’articolo si rifaceva alla storia raccontata da un testimone anonimo, che avrebbe assistito al gesto eretico di Ellis. Quando la Rugby Football Union decise di indagare, era già il 1895, Bloxam era morto da 7 anni, Ellis da quasi venticinque; gli investigatori della RFU interrogarono tutti quelli che, all’epoca dei fatti, frequentavano la scuola di Rugby. Pochi però si ricordavano di Ellis. E quei pochi lo dipingevano come un giocatore di cricket. Ma, soprattutto, non avevano mai sentito parlare di quella corsa contro le regole. Quell’articolo, scritto 53 anni dopo quella mitica corsa con il pallone in mano, basato interamente sui ricordi di un misterioso testimone, resta il solo indizio di un qualcosa che forse è accaduto, forse no. Ellis, senza saperlo, aveva dato vita, con il suo gesto, ad uno sport, una passione che oggi vive ancora.  Davanti alla sua tomba, nel Cimitero del Vecchio Castello a Mentone (Francia), di fronte al mare, Ellis ora è lì seduto con un pallone tra le mani e si compiace al pensiero di cosa ha scatenato quella sua corsa contro le regole.      

di giuseppelavalle

per gentile concessione della Rivista Fever Pitch (storia e storie di calcio e cultura britannica)